s/cavo

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack, a crack in everything
That’s how the light gets in

 

(Anthem, Leonard Cohen)

 

Il progetto fotografico s/cavo nasce dalla volontà da parte dell’autore di sondare la realtà nascosta dietro le apparenze, di sollevare cioè il cosiddetto ‘velo di Maja’ sotto al quale si cela la realtà delle cose immanenti.  Attraverso un paziente lavoro di osservazione, infatti, il cui scopo principale è quello di fare emergere sulla superficie della dura pietra le crepe nascoste dovute all’azione della natura o dell’uomo, l’obbiettivo fotografico rivela la dualità intrinseca della realtà.

Metaforicamente, si potrebbe parlare di una paziente e meditata operazione di mappatura di una sorta di lito-cicatrici, le quali, appunto, assumono una doppia valenza: da una parte rappresentano il segno evidente di un ‘trauma’ dovuto a una azione violenta, ma dall’altra sono anche il risultato di un lento processo di riparazione e guarigione.

Tali ‘ferite’, dunque, sono dei residui di memoria incise nella pelle del mondo, i testimoni muti di un vissuto arcaico coagulatosi in segni precisi i quali, a loro volta, possono essere letti alla stregua di un originario alfabeto arcaico, ovvero di una scrittura primigenia amorfa in cui il significante e significato coincidono in un tutt’uno gnoseologico. Detto altrimenti, questi segni, queste scritture ‘concrete’, sono come le linee della mano, le rughe del volto, le pieghe dell’epidermide attraverso le quali possiamo leggere i fondamenti di una storia condivisa e, allo stesso tempo, individuale.

Giuseppe Virelli